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SAPER ASCOLTARE!


Più empatici e recettivi: l'ascolto educativo

Saper ascoltare.

Si dice che gli adulti debbano ascoltare i bambini e i ragazzi. Sembra facile ma non lo è. C'è infatti un modo superficiale di ascolto che non è sufficiente e che a volte porta fuori strada.

Gli impedimenti ad un buon ascolto.

Quali sono i motivi che ostacolano un buon ascolto degli adulti nei confronti dei bambini, dei figli o degli alunni? Possono essere di diverso genere: pratici, dipendenti dallo stile di vita, o psicologici, collegati alle caratteristiche individuali, alle attese e alle convinzioni personali. I motivi pratici sono in gran parte collegati ai ritmi di vita degli adulti, agli impegni di lavoro, agli spostamenti, al traffico. Siccome andiamo di fretta, tendiamo a semplificare, a interrompere e a interromperci.

Parliamo a telefono con persone non presenti e abbiamo poco tempo per ascoltare chi abbiamo di fronte. Seguiamo i nostri tempi che sono diversi da quelli dei bambini, i quali, per poter comunicare, hanno bisogno di tempi più rilassati, di sentire che c'è una reale disponibilità all'ascolto. Tant'è che a volte, quando sentono che questa disponibilità non c'è, che l'adulto ha sempre la mente altrove, smettono di chiedere e a volte anche di parlare. Molti mutismi dei figli, nell'infanzia come nell'adolescenza, sono dovuti alla sensazione che sia inutile parlare.

Altri fattori che interferiscono con un buon ascolto riguardano le problematiche psicologiche degli adulti, meno evidenti della fretta e della distrazione ma non meno importanti.

Modi in cui si può svalutare la conversazione di un bambino, ma non solo:

  • non rispondendo alle sue domande;
  • banalizzando ciò che dice o prendendolo in giro per errori e inesattezze;
  • distorcendo il significato di ciò che dice;
  • sviando il discorso oppure prendendo alla lettera le sue parole senza "leggere" invece ciò che si nasconde dietro alle parole e senza tener conto del momento e del contesto in cui vengono pronunciate;
  • interrompendolo di frequente;
  • rispondendo al posto suo senza lasciargli il tempo di farlo (il messaggio implicito è "non sai", "non sei capace", "potresti dire una sciocchezza").

Riferimenti bibliografici: Oliverio Ferraris A. (psicologa e psicoterapeuta, autrice di numerosi saggi), letture varie.

Che cos' è la fobia sociale

La fobia sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura di essere giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività. Tipicamente le persone che soffrono di questo disturbo temono di poter dire o fare cose imbarazzanti e di esser giudicati ansiosi, impacciati, stupidi, deboli o “pazzi”.
Questi timori possono essere presenti solo in alcune situazioni sociali (fobia sociale specifica) o nella maggioranza di esse (fobia sociale generalizzata).
Per non provare disagio, chi ha questo disturbo cerca in tutti i modi di evitare le situazioni sociali e, quando è costretto a parteciparvi, si sente imbarazzato, impacciato, affaticato e desideroso di andare via.
Tale disturbo è piuttosto comune: gli studi scientifici indicano che colpisce tra il 3% ed il 5% della popolazione generale, in particolare donne. Poiché chi soffre di fobia sociale difficilmente richiede aiuto agli specialisti perché sottovaluta il suo problema o se ne vergogna, è probabile che tale disturbo sia ancora più diffuso di quanto indicato dalle ricerche.
Generalmente la fobia sociale compare più o meno bruscamente nell’adolescenza, intorno ai 15 anni, dopo un’infanzia caratterizzata da inibizione e timidezza. In seguito tende a mantenersi nel tempo, con variazioni di gravità legate agli eventi di vita.

Adolescenti oggi: alcol, trasgressioni, adulti lontani...


Non hanno fiducia negli adulti e nella società (7 su 10 dicono di non credere a politici e istituzioni). Ricorrono all'alcol come facilitatore delle relazioni sociali e alla droga per trasgredire alle regole imposte. Vivono sesso e amore con spontaneità e non superficialità (il 60% chiede anche che se ne parli a scuola).
Sono spesso vittime di disturbi alimentari (anoressia e bulimia) e sono protagonisti di nuovi fenomeni, tendenze, gruppi (Emo, parkour, cybersex). Sono gli adolescenti italiani: l'Ido-Istituto di Ortofonologia ha, infatti, delineato il ritratto di una generazione dal quale emerge quanto poco sappiamo dei nostri ragazzi. Il tutto è finito in un libro intitolato 'Mille e un modo di diventare adulti. Il limite come esperienza' (Magi edizioni, settembre 2010, Roma), curato da Magda Di Renzo e Federico Bianchi di Castelbianco, rispettivamente responsabile del Servizio di psicoterapia dell'età' evolutiva e direttore dell'IdO-Istituto di Ortofonologia.