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"Mi ritiro" La sindrome degli hikikomori

Il termine “hikikomori”, che dal giapponese si può tradurre con “mi ritiro”, è stato introdotto nel 1998 dallo psichiatra Saito con l’obiettivo di dotare di un’autonomia nosografica un quadro psicopatologico caratterizzato da isolamento volontario e prolungato nella propria abitazione.
I SINTOMI 
Secondo il ministero giapponese della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali il fenomeno interessa gli individui che manifestano i seguenti sintomi:
• ritiro completo dalla società per più di 6 mesi;
• presenza di rifiuto scolastico e/o lavorativo;
• o altre patologie psichiatriche rilevanti al momento di insorgenza della sindrome da hikikomori.
Tra i soggetti con ritiro o perdita di interesse per la scuola o il lavoro sono esclusi i soggetti che continuano a mantenere relazioni sociali. Negli hikikomori l’interesse per attività lavorative o accademiche, ricreative e sociali è estremamente basso, se non totalmente assente. Le relazioni sociali sono spesso limitate alle interazioni con i familiari più stretti (Lavenia, 2012). La reclusione sociale, accompagnata dalla mancanza di responsabilità e di compiti da assolvere, porta spesso a una grave alterazione del ritmo sonnoveglia. La propria abitazione viene lasciata, a seconda dei casi, per brevi irruzioni nei supermercati, per fare veloci provviste di cibo e riviste, spesso nelle ore notturne. Nei casi più gravi, l’hikikomori non lascia la sua stanza né per lavarsi né per nutrirsi. Dal punto di vista psicologico, tale condizione è caratterizzata da una spiccata perdita di speranza in sé stessi e nel mondo, che porta questi soggetti a un progressivo disinvestimento nel proprio presente e futuro. La durata del periodo di isolamento può variare da pochi mesi a diversi anni, a seconda dei casi. Sebbene i sintomi compaiano nella maggior parte dei casi fra la tarda adolescenza e l’inizio dell’età adulta, il fenomeno può interessare anche soggetti più giovani. Viene stimato che la sindrome colpisca oltre 500000 giovani giapponesi (Tajan et al., 2017). Nonostante per diversi anni il fenomeno fosse diffuso e conosciuto solo in Giappone, la ricerca ha evidenziato la presenza di casi clinici anche in altri Paesi asiatici, in alcuni Paesi europei, in Australia, Canada e Stati Uniti.

Relazioni online - DIPENDENZA DA INTERNET

Com’è noto, la dipendenza da internet è riconosciuta oggi come una vera e propria “tossicomania”, per cui si sviluppa dipendenza da qualcosa che non è configurabile con una sostanza chimica. L’internet addiction Disorder (iaD) si presenta come una forma di abuso-dipendenza da internet che determina una sintomatologia osservabile attraverso crisi d’astinenza, impoverimento delle attività sociali, scarsa cura di sé, difficoltà coniugali, economiche e lavorative, aree relazionali deficitarie o significativamente  compromesse. Un ulteriore disturbo legato alle relazioni online è la cosiddetta Cyber-relational addiction (Cra), una dipendenza da relazioni virtuali fondata sulla costruzione di rapporti di amicizia o sentimentali con altri utenti. La necessità di trascorrere la maggior parte del proprio tempo online si fa sempre più rilevante e di conseguenza il soggetto perde l’interesse verso le relazioni che ha nella realtà offline. Così, anziché intervenire e affrontare un’eventuale crisi con il partner, rendendola una sfida evolutiva che possa salvare e trasformare il rapporto di coppia, si preferisce rinunciare a impegnarsi e rivolgersi a una nuova storia virtuale, vista la facilità con la quale nel web si stabiliscono  nuove conoscenze e possibili incontri. La rete, in questo senso, è uno strumento non direttamente responsabile della frattura e/o della fine di una relazione; è il mezzo, ma non la causa della crisi, dal momento che gli strumenti di comunicazione mediatica partecipano della manifestazione delle fragilità coniugali insite nel rapporto dei due partner.

È PIÙ FACILE TENERE IN VITA E NASCOSTE RELAZIONI ADULTERE VIRTUALI RISPETTO A QUELLE REALI, IL CHE RAPPRESENTA UN INEDITO MODO DI TRADIRE


UN LUOGO IN PIÙ


Dall’analisi di recenti studi e ricerche in campo psicosociale, emerge come lo sviluppo delle cyber-relazioni sia un fenomeno complesso in continua evoluzione. Nonostante ciò, alla base del processo relazionale continuano a permanere elementi fondamentali: può mutare la modalità interattiva, ma non potrà mai esserci relazione senza comunicazione. In un futuro già presente, si stabilirà una maggiore continuità tra relazioni virtuali e relazioni tradizionali; incontrarsi e innamorarsi online diverrà solo uno dei possibili scenari della formazione della coppia. Al di là del luogo d’incontro, infatti, la dicotomia “vicino/lontano” è già attualmente da ricondurre a un linguaggio geografico, non più relazionale e sociale (Whitty e Carr, 2008). Non è un caso che, oggi, sentire di avere una relazione con qualcun altro si traduca nel percepirsi connessi con questa persona, anche qualora non la si sia mai incontrata fisicamente.