Ipocondria: ansia connessa allo stato di salute
Il disturbo ossessivo - compulsivo
Il disturbo da agarofobia
L'agorafobia (dal greco agorà, che significa <<piazza del mercato>>) è un insieme di varie paure che hanno principalmente per oggetto i luoghi pubblici e frequentati, dai quali potrebbe essere difficoltoso allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso in cui l'individuo venga colpito da un attacco di panico. Semplificando molto le cose, si potrebbe riassumere l'agorafobia come la paura di avere un attacco di panico. Sono presenti la paura di andare per negozi a fare compere, la paura di ritrovarsi in mezzo alla folla e quella di viaggiare. Chi soffre di agorafobia prova spesso un forte disagio nell'allontanarsi da casa, e può anche evitare completamente di farlo. In questi casi si parla di disturbo di panico con agorafobia.
Il disturbo d'ansia generalizzata
La persona affetta da disturbo d'ansia generalizzato è preda di un'ansia persistente, spesso concernente piccole cose. Il carattere distintivo di questo disturbo è una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività. Il disturbo è così pervasivo da essersi meritato l'appellativo di <<ansia diffusa>>.
Sono inoltre frequenti sintomi somatici come sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine). Tutte queste manifestazioni somatiche riflettono l'iperattività del sistema nervoso autonomo. Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate. A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolenzia muscolare, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; tremori; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.
Coloro che soffrono di questo disturbo sussultano facilmente e sono agitati e irrequieti; in genere sono apprensivi e spesso si tormentano immaginando qualche disgrazia incombente, come la morte. Molto comuni sono anche l'impazienza, l'irritabilità, gli scoppi d'ira, l'insonnia e la distraibilità, dovuti allo stato di continua tensione che la persona vive.
La prevalenza del disturbo d'ansia generalizzato nell'arco di vita è abbastanza elevato, dato che lo si riscontra nel 5% circa della popolazione generale (Wittchen et al., 1994). Esordisce tipicamente durante l'adolescenza, benché molte delle persone che ne soffrono riferiscano di averne sempre sofferto (Barlow et al., 1986). Gli eventi di vita stressanti (vedi stress) sembrano avere qualche ruolo nella sua insorgenza (Blazer, Hughes e George, 1987) e la sua frequenza è due volte maggiore fra le donne che fra gli uomini. Inoltre presenta un alto grado di comorbilità con altri disturbi d'ansia o con disturbi dell'umore (Brown, Barlow e Liebowitz, 1994).
Il disturbo da attacco di panico
Nel disturbo di panico vi è un attacco improvviso, e spesso inspiegabile, caratterizzato da un numero elevato di sintomi: dispnea (difficoltà di respiro, senso di affanno), palpitazioni, nausea, dolore al petto,sensazioni di soffocamento e asfissia, nausea,capogiri, sudorazione e tremori, intensa apprensione, terrore e sensazione di disastro incombente. Inoltre la persona può essere assalita e sopraffatta da un senso di depersonalizzazione e di derealizzazione. La depersonalizzazione consiste nel percepirsi come distaccati da se stessi e dal proprio corpo; la derealizzazione è costituita invece da un senso di irrealtà del mondo. Altri sintomi frequenti sono la paura di perdere il controllo, di diventare pazzo o persino di morire.
Gli attacchi di panico possono verificarsi di frequente, per esempio una volta alla settimana o persino più spesso; in genere durano qualche minuto, raramente si protraggono per ore; a volte risultano associati a situazioni specifiche, per esempio guidare l'auto. Quando sono fortemente associati a fattori scatenanti di tipo situazionale, vengono definiti attacchi di panico causati dalla situazione (o provocati dalla situazione); quando tra l'esposizione allo stimolo e l'attacco esiste sì una relazione, ma meno forte rispetto al caso precedente, si parla di attacchi di panico sensibili alla situazione. Molto spesso tra un attacco di panico e l'altro è presente una forte ansia anticipatoria. Infine, gli attacchi possono verificarsi anche in presenza di stati mentali in apparenza benigni, come durante il rilassamento o il sonno, oppure in situazioni in cui paiono essere del tutto ingiustificati; in questi casi si parla di attacchi di panico inaspettati (non provocati).
Il tasso di prevalenza del disturbo di panico nell'arco della vita è del 2% circa negli uomini e di oltre il 5% nelle donne (Kessler et al., 1984). Il disturbo insorge tipicamente nell'adolescenza e la sua comparsa è associata ad esperienze di vita particolarmente stressanti (Pollard, Pollard e Corn, 1989).
Secondo le direttive del DSM IV tale disturbo d'ansia prevede la presenza oppure l'assenza di agorafobia. Il disturbo di panico è molto frequente fra coloro che soffrono già di un altro disturbo d'ansia, per esempio nel caso in cui sia presente il disturbo d'ansia generalizzato o una fobia (Sanderson et al., 1990); molto comune è anche la coesistenza del disturbo di panico e del disturbo depressivo maggiore (Breier et al., 1986).
La comunicazione nella coppia
Per quanto riguarda la coppia, i partner comunicano fra loro quando si osservano, ascoltano, toccano, annusano e sulla base di questi atti ognuno ricava delle impressioni e formula dei pensieri sull'altro. La presenza del partner ci consente di conoscerlo: la comunicazione è questo stesso processo di conoscenza, concretizzazione dello stare insieme, del crescere insieme e del sentire comune.
1. esprimere adeguatamente i propri desideri e bisogni, in modo che l'altro li conosca e li possa esaudire;
2. comprendere ed esaudire i desideri e i bisogni del partner;
3. poter raggiungere compromessi quando le esigenze non collimano;
4. risolvere cooperativamente i problemi personali (dare e ricevere aiuto) e quelli che riguardano la vita di coppia;
5. evitare modalità di comunicazione difettose che porterebbero ad insoddisfazione di uno o entrambi i partner.
E' grazie ad una buona comunicazione che i partner si danno reciprocamente sostegno e che la relazione di coppia si adatta flessibilmente ai cambiamenti e alle circostanze più o meno favorevoli della vita.
Stalking e violenza - incontro
“Stalking e violenza” perché, come ha
sottolineato la psicologa Donatella Marchione, vi è una divergenza di opinioni
su chi considera lo stalking come
conseguenza della violenza e lo stalking
essa stessa una violenza.Buone Feste!
Sentenza equipara MEDICO e PSICOLOGO
SCHEMA THERAPY
Effetti sulle aziende (stress lavoro-correlato)
Come sappiamo, infatti, tra gli effetti dello stress lavoro correlato sui lavoratori vi è anche quello della disattenzione.
Tale effetto correlato allo stress in ambito lavorativo porta il lavoratore a compiere una serie di errori, più o meno gravi.
Il rimedio richiede un ulteriore impiego di tempo e risorse.
Attraverso la valutazione del rischio stress le Aziende possono comprendere su quale settore e/o ambito intervenire per prevenire eventuali situazioni di stress con notevole risparmio di tempo e denaro.
Stress lavoro correlato, definizione e significato
L’idea che tale parola evoca è infatti quella di qualcosa di fastidioso, nocivo, ha pertanto una connotazione intrinseca negativa assimilabile a quella che parole come ansia, tensione e malessere diffuso evocano.
Anche in settori che nulla hanno a che vedere con la Sicurezza sul lavoro viene utilizzata questa parola con, tuttavia, accezioni molto simili.
Con stress, infatti, nel campo della Fisica si intende indicare il fatto che alcuni metalli vengono sottoposti a “prova di resistenza”.
Nel lontano 1936 il fisiologo utilizzò il termine stress all’interno di una Ricerca come sinonimo di “ risposta” di alcuni organismi dopo essere stati sottoposti alla somministrazione di sostanze pericolose.
Di per sé, quindi, il termine “stress” non indica necessariamente qualcosa di negativo ma, invece, la “naturale” risposta di un organismo messo dinnanzi a una fonte di pressione.
Pertanto con stress lavoro correlato si intende quella situazione che, solo in ambito lavorativo (non già personale), richiede al lavoratore la capacità di affrontare un evento particolare come può essere la gestione quotidiana degli impegni lavorativi, il relazionarsi con i propri colleghi ecc.
Tra le cause più frequenti che determinano l’insorgenza dello stress correlato al lavoro:
- incapacità di comunicazione da parte del management
- ricoprire un ruolo inadatto alle proprie capacità e inclinazioni
- lavorare in un ambiente dove le attrezzature risultano non idonee
- il mobbing
- eccesiva focalizzazione dell’Azienda solo sugli obiettivi da raggiungere



