Ipocondria: ansia connessa allo stato di salute

La caratteristica principale tipica dell’ipocondria, o ansia connessa allo stato di salute, è la credenza, basata sull’interpretazione erronea di segni o sintomi fisici, di avere o di stare sviluppando una grave patologia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare questi timori. Una simile convinzione di malattia non è di intensità tale da diventare un vero e proprio delirio; il paziente può infatti essere consapevole che i propri timori possono essere esagerati e che potrebbe non aver contratto alcuna malattia (DSM-IV, 1994). L’ipocondria può verificarsi in congiunzione con un disturbo da attacchi di panico; la gravità del disturbo tende a fluttuare giornalmente o mensilmente: fasi acute possono essere intercalate da periodi in cui il livello di disagio è contenuto.

Il disturbo ossessivo - compulsivo

Il disturbo ossessivo - compulsivo è un disturbo d'ansia in cui la mente è invasa da pensieri persistenti e incontrollabili, o in cui la persona è spinta irresistibilmente a ripetere di continuo certi atti; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana. Il disturbo ossessivo - compulsivo affligge dal 2 al 3% della popolazione americana e più frequentemente le donne che non gli uomini (Karno e Golding, 1991). Per quanto riguarda la popolazione italiana non esistono ancora dati certi e generalizzabili.
Di solito insorge agli inizi dell'età adulta, spesso in seguito a qualche evento stressante, come una gravidanza, il parto, un conflitto familiare o difficoltà sul lavoro (Kringlen, 1970). L'esordio precoce è più comune fra gli uomini ed è associato a compulsioni di controllo, ovvero alla ripetizione di gesti e comportamenti che hanno la funzione di tenere costantemente sotto controllo l'ambiente circostante. L'esordio tardivo è più frequente fra le donne e si associa a compulsioni di pulizia, come ad esempio lavarsi frequentemente le mani, fare molte docce durante la giornata o pulire in continuazione le casa. A volte il disturbo è preceduto da un episodio depressivo, altre volte è il disturbo stesso ad essere seguito da depressione (Rachman e Hodgson, 1980). Il disturbo ossessivo - compulsivo può risultare associato ad altri disturbi d'ansia, in particolare a quello di panico e alle fobie, nonché a vari disturbi di personalità.
Le ossessioni sono pensieri, impulsi, o immagini a carattere invasivo e ripetitivo, che si presentano non voluti alla mente e appaiono irrazionali e incontrollabili all'individuo che li subisce. Se è vero che molti di noi possono avere fugaci esperienze di questo genere, per chi è afflitto da un'ossessione esse possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il suo normale funzionamento. Clinicamente, le ossessioni più frequenti riguardano le paure di contaminazione che esprimono qualche impulso sessuale o aggressivo, oppure le paure ipocondriache di disfunzioni fisiche (Jenike, Baer e Minichiello, 1986). Le ossessioni possono presentarsi anche come una forma estrema di dubbio, indecisione e procrastinazione.

Il disturbo da agarofobia

L'agorafobia (dal greco agorà, che significa <<piazza del mercato>>) è un insieme di varie paure che hanno principalmente per oggetto i luoghi pubblici e frequentati, dai quali potrebbe essere difficoltoso allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto nel caso in cui l'individuo venga colpito da un attacco di panico. Semplificando molto le cose, si potrebbe riassumere l'agorafobia come la paura di avere un attacco di panico. Sono presenti la paura di andare per negozi a fare compere, la paura di ritrovarsi in mezzo alla folla e quella di viaggiare. Chi soffre di agorafobia prova spesso un forte disagio nell'allontanarsi da casa, e può anche evitare completamente di farlo. In questi casi si parla di disturbo di panico con agorafobia.

Il disturbo d'ansia generalizzata

La persona affetta da disturbo d'ansia generalizzato è preda di un'ansia persistente, spesso concernente piccole cose. Il carattere distintivo di questo disturbo è una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività. Il disturbo è così pervasivo da essersi meritato l'appellativo di <<ansia diffusa>>.
Sono inoltre frequenti sintomi somatici come sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine). Tutte queste manifestazioni somatiche riflettono l'iperattività del sistema nervoso autonomo. Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate. A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolenzia muscolare, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; tremori; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.
Coloro che soffrono di questo disturbo sussultano facilmente e sono agitati e irrequieti; in genere sono apprensivi e spesso si tormentano immaginando qualche disgrazia incombente, come la morte. Molto comuni sono anche l'impazienza, l'irritabilità, gli scoppi d'ira, l'insonnia e la distraibilità, dovuti allo stato di continua tensione che la persona vive.
La prevalenza del disturbo d'ansia generalizzato nell'arco di vita è abbastanza elevato, dato che lo si riscontra nel 5% circa della popolazione generale (Wittchen et al., 1994). Esordisce tipicamente durante l'adolescenza, benché molte delle persone che ne soffrono riferiscano di averne sempre sofferto (Barlow et al., 1986). Gli eventi di vita stressanti (vedi stress) sembrano avere qualche ruolo nella sua insorgenza (Blazer, Hughes e George, 1987) e la sua frequenza è due volte maggiore fra le donne che fra gli uomini. Inoltre presenta un alto grado di comorbilità con altri disturbi d'ansia o con disturbi dell'umore (Brown, Barlow e Liebowitz, 1994).

Il disturbo da attacco di panico

Nel disturbo di panico vi è un attacco improvviso, e spesso inspiegabile, caratterizzato da un numero elevato di sintomi: dispnea (difficoltà di respiro, senso di affanno), palpitazioni, nausea, dolore al petto,sensazioni di soffocamento e asfissia, nausea,capogiri, sudorazione e tremori, intensa apprensione, terrore e sensazione di disastro incombente. Inoltre la persona può essere assalita e sopraffatta da un senso di depersonalizzazione e di derealizzazione. La depersonalizzazione consiste nel percepirsi come distaccati da se stessi e dal proprio corpo; la derealizzazione è costituita invece da un senso di irrealtà del mondo. Altri sintomi frequenti sono la paura di perdere il controllo, di diventare pazzo o persino di morire.
Gli attacchi di panico possono verificarsi di frequente, per esempio una volta alla settimana o persino più spesso; in genere durano qualche minuto, raramente si protraggono per ore; a volte risultano associati a situazioni specifiche, per esempio guidare l'auto. Quando sono fortemente associati a fattori scatenanti di tipo situazionale, vengono definiti attacchi di panico causati dalla situazione (o provocati dalla situazione); quando tra l'esposizione allo stimolo e l'attacco esiste sì una relazione, ma meno forte rispetto al caso precedente, si parla di attacchi di panico sensibili alla situazione. Molto spesso tra un attacco di panico e l'altro è presente una forte ansia anticipatoria. Infine, gli attacchi possono verificarsi anche in presenza di stati mentali in apparenza benigni, come durante il rilassamento o il sonno, oppure in situazioni in cui paiono essere del tutto ingiustificati; in questi casi si parla di attacchi di panico inaspettati (non provocati).
Il tasso di prevalenza del disturbo di panico nell'arco della vita è del 2% circa negli uomini e di oltre il 5% nelle donne (Kessler et al., 1984). Il disturbo insorge tipicamente nell'adolescenza e la sua comparsa è associata ad esperienze di vita particolarmente stressanti (Pollard, Pollard e Corn, 1989).
Secondo le direttive del DSM IV tale disturbo d'ansia prevede la presenza oppure l'assenza di agorafobia. Il disturbo di panico è molto frequente fra coloro che soffrono già di un altro disturbo d'ansia, per esempio nel caso in cui sia presente il disturbo d'ansia generalizzato o una fobia (Sanderson et al., 1990); molto comune è anche la coesistenza del disturbo di panico e del disturbo depressivo maggiore (Breier et al., 1986).

La comunicazione nella coppia

Il significato della parola comunicazione è molto ampio. "Il mondo, la società, l'intimità stessa delle persone ci si prospettano come una rete sterminata e infinitamente complessa di messaggi, codici, atti linguistici, comunicazioni che si incrociano, si sovrappongono, si determinano" (Volli,1994).
Per quanto riguarda la coppia, i partner comunicano fra loro quando si osservano, ascoltano, toccano, annusano e sulla base di questi atti ognuno ricava delle impressioni e formula dei pensieri sull'altro. La presenza del partner ci consente di conoscerlo: la comunicazione è questo stesso processo di conoscenza, concretizzazione dello stare insieme, del crescere insieme e del sentire comune. 
Migliorare la propria capacità di comunicare serve a:
1. esprimere adeguatamente i propri desideri e bisogni, in modo che l'altro li conosca e li possa esaudire;
2. comprendere ed esaudire i desideri e i bisogni del partner;
3. poter raggiungere compromessi quando le esigenze non collimano;
4. risolvere cooperativamente i problemi personali (dare e ricevere aiuto) e quelli che riguardano la vita di coppia;
5. evitare modalità di comunicazione difettose che porterebbero ad insoddisfazione di uno o entrambi i partner.
E' grazie ad una buona comunicazione che i partner si danno reciprocamente sostegno e che la relazione di coppia si adatta flessibilmente ai cambiamenti e alle circostanze più o meno favorevoli della vita.  

Stalking e violenza - incontro


Tutti possiamo essere vittime di stalking. Non dimentichiamo che le forze dell’ordine ci tutelano.
Turi - Venerdì 9 marzo, l’associazione “Fuori dal silenzio” ha tenuto, presso la Libreria Eleutera, un incontro-dibattito su un argomento scottante,  lo “Stalking e la violenza”, spiegato ai presenti dal presidente, counseler, Mariapia Iurlaro, dalla psicologa Donatella Marchione e dai due avvocati Vittore De Lucia, penalista e Angelo Iurlaro, civilista, esperto in diritto penale civile minorile.
Stalking e violenza” perché, come ha sottolineato la psicologa Donatella Marchione, vi è una divergenza di opinioni su chi considera lo stalking come conseguenza della violenza e lo stalking essa stessa una violenza.
L’inglese “To stalk”, fare la posta,  indica un cumulo di comportamenti illegali con cui l’individuo molesta la persona.
Nella relazione che si viene a creare tra il molestatore e il molestato ci sono due elementi principali:  la presenza di due persone che hanno appunto un rapporto; la ricerca ossessiva del rapporto di una delle due.
Costruire una relazione è davvero complicato. Chi viene rifiutato sperimenta ansia, angoscia, soprattutto, in una situazione ambigua. Ad esempio, il rifiutato, quando c’è amicizia, fraintende. Come si diviene stalker?

Buone Feste!


 " A Gesù Bambino "

di Umberto Saba

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.

Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.

Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

Sentenza equipara MEDICO e PSICOLOGO


La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 321 del 25 Novembre 2011, definisce come equiparabili i profili professionali di medico e psicologo per ciò che riguarda la direzione dei SerT.
La Sentenza ha quindi valutato illegittimi gli art. 5, 11 e 13 della Legge della Regione Puglia n. 27/1999 che invece li riservava alla sola figura del medico.
In particolare si legge:  “Non si ravvisa infatti alcun motivo per cui il profilo professionale del medico sarebbe più adatto di quello dello psicologo per dirigere una struttura basata sulla convergenza delle due diverse professionalità (…) ai fini del pieno recupero delle persone tossicodipendenti”.Qui potete scaricare la Sentenza integrale

SCHEMA THERAPY

La Schema Therapy, ideata e sviluppata dallo psicoterapeuta newyorkese Jeffrey Young, è un approccio terapeutico innovativo che integra ed amplia la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e le teorie su cui essa si basa, prendendo spunto da diversi altri modelli teorici, quali la teoria dell'attaccamento, la teoria costruttivista, la scuola psicoanalitica e quella della Gestalt. Questo approccio terapeutico è rivolto in particolare ai pazienti affetti da problematiche ben radicate. Evidenze cliniche dimostrano come la Schema Therapy sia un trattamento efficace per i disturbi della personalità e per quei tratti patologici di personalità che spesso costituiscono un fattore di mantenimento della sintomatologia psichiatrica.

Effetti sulle aziende (stress lavoro-correlato)

Gli effetti stress lavoro correlato si ripercuotono anche sulle Aziende, o meglio, sulla produttività aziendale, pertanto “pensare” allo stress lavoro correlato come a un problema solo del lavoratore è un errore che può costare caro sia in termini economici sia in termini legali, visto, per altro, che la legge dispone anche delle sanzioni (civili e penali Dlgs 81/2008) per i datori di lavoro inadempienti.
Il frequente assenteismo, per esempio, determina inevitabilmente un calo della produttività aziendale, ma anche da un punto di vista qualitativo l’Azienda subisce un arresto.
Come sappiamo, infatti, tra gli effetti dello stress lavoro correlato sui lavoratori vi è anche quello della disattenzione.
Tale effetto correlato allo stress in ambito lavorativo porta il lavoratore a compiere una serie di errori, più o meno gravi.
Gli errori richiedono un rimedio.
Il rimedio richiede un ulteriore impiego di tempo e risorse.
Di fatto, quindi, la valutazione del rischio stress lavoro correlato, oltre a essere un obbligo (art. 29 del D lgs 81/08), è un vera e propria opportunità per le Aziende.
Attraverso la valutazione del rischio stress le Aziende possono comprendere su quale settore e/o ambito intervenire per prevenire eventuali situazioni di stress con notevole risparmio di tempo e denaro.
Contattami per ulteriori informazioni e per ricevere un preventivo gratuito.

Stress lavoro correlato, definizione e significato

La parola stress, la cui definizione si ricava dal Latino strictus e che significa “legare, stringere” , ha generalmente una connotazione negativa nell’immaginario collettivo.
L’idea che tale parola evoca è infatti quella di qualcosa di fastidioso, nocivo, ha pertanto una connotazione intrinseca negativa assimilabile a quella che parole come ansia, tensione e malessere diffuso evocano.
Anche in settori che nulla hanno a che vedere con la Sicurezza sul lavoro viene utilizzata questa parola con, tuttavia, accezioni molto simili.
Con stress, infatti, nel campo della Fisica si intende indicare il fatto che alcuni metalli vengono sottoposti a “prova di resistenza”.
La prima volta che fu utilizzato il termine stress fu in campo medico scientifico dallo studioso H. Selye.
Nel lontano 1936 il fisiologo utilizzò il termine stress all’interno di una Ricerca come sinonimo di “ risposta” di alcuni organismi dopo essere stati sottoposti alla somministrazione di sostanze pericolose.

Di per sé, quindi, il termine “stress” non indica necessariamente qualcosa di negativo ma, invece, la “naturale” risposta di un organismo messo dinnanzi a una fonte di pressione.
Pertanto con stress lavoro correlato si intende quella situazione che, solo in ambito lavorativo (non già personale), richiede al lavoratore la capacità di affrontare un evento particolare come può essere la gestione quotidiana degli impegni lavorativi, il relazionarsi con i propri colleghi ecc.
Tra le cause più frequenti che determinano l’insorgenza dello stress correlato al lavoro:
  • incapacità di comunicazione da parte del management
  • ricoprire un ruolo inadatto alle proprie capacità e inclinazioni
  • lavorare in un ambiente dove le attrezzature risultano non idonee
  • il mobbing
  • eccesiva focalizzazione dell’Azienda solo sugli obiettivi da raggiungere
Esistono alcuni sintomi di stress lavoro correlato che tuttavia, vista la loro genericità, è opportuno siano verificati e monitorati da personale preparato.

Che cos' è la fobia sociale

La fobia sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura di essere giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività. Tipicamente le persone che soffrono di questo disturbo temono di poter dire o fare cose imbarazzanti e di esser giudicati ansiosi, impacciati, stupidi, deboli o “pazzi”.
Questi timori possono essere presenti solo in alcune situazioni sociali (fobia sociale specifica) o nella maggioranza di esse (fobia sociale generalizzata).
Per non provare disagio, chi ha questo disturbo cerca in tutti i modi di evitare le situazioni sociali e, quando è costretto a parteciparvi, si sente imbarazzato, impacciato, affaticato e desideroso di andare via.
Tale disturbo è piuttosto comune: gli studi scientifici indicano che colpisce tra il 3% ed il 5% della popolazione generale, in particolare donne. Poiché chi soffre di fobia sociale difficilmente richiede aiuto agli specialisti perché sottovaluta il suo problema o se ne vergogna, è probabile che tale disturbo sia ancora più diffuso di quanto indicato dalle ricerche.
Generalmente la fobia sociale compare più o meno bruscamente nell’adolescenza, intorno ai 15 anni, dopo un’infanzia caratterizzata da inibizione e timidezza. In seguito tende a mantenersi nel tempo, con variazioni di gravità legate agli eventi di vita.